sabato 16 giugno 2018

La Birra secondo Jef Van den Steen




Oggi parliamo di BIRRRA!


"Produrre birre artigianali? Non ti fa diventare ricco. In Italia meglio il Nord del Sud"



Jef Van den Steen, mastro birraio belga e guru delle artigianali, è stato ospite ad un evento organizzato dalla Forneria Messina a Monreale parla del mondo delle artigianali: 

"Chi si avvicina a questo mondo pensando di fare soldi, sbaglia di grosso"

Non chiamatelo maestro, sennò storce la bocca e ti guarda con diffidenza. Prima di regalarvi un sorriso che vi comunica quanto vi abbia preso in giro un secondo prima.

Lui è Jef Van den Steen, titolare del birrificio belga De Glazen Toren, ma vero guru del mondo brassicolo artigianale. 

Personaggio nel vero senso della parola, tratti caratteristici indimenticabili, magari ti spilla una birra entre accenna un passo di danza. 
E' stato ospite in Sicilia, precisamente nella Forneria Messina di San Martino delle Scale, frazione montana del comune di Monreale in provincia di Palermo. 
L'occasione, una festa di inizio stagione estiva (seppur con qualche pioggia) organizzata da Gianmichele Messina, padrone di casa perfetto per un evento che ha messo insieme non solo Van de Steen, ma anche altri due giovani mastri birrai, Federico Casarin del birrificio del Doge ed Elia Adanti del birrificio Renton. 
I tre hanno portato in degustazione nove birre (una più buona dell'altra), insieme alle specialità locali preparate da Lorena Messina e dal suo staff. 

Ma la serata è stata anche l'occasione per scambiare due chiacchiere con il guru della birra artigianale che ci tiene a precisare: "Ho un birrificio solo dal 2004 - dice Jef - Prima producevo la birra solo per me, i miei familiari e miei amici". Il Belgio per chi produce birra, è considerata una sorta di "bibbia" da seguire: "Ed in effetti - dice Jef - le regioni del Nord Italia, molto più vicine al Belgio, ma anche alla Germania e all'Austria, luoghi che fanno scuola per la produzione delle birre, mi sembrano ad un livello superiore rispetto a quelle del centro e sud Italia.

In ogni caso il livello generale italiano è molto buono". Un fenomeno, quello della birra artigianale che è "esploso" nell'ultimo periodo: "Non solo in Italia, ma in tutto il mondo - dice Jef - Questo perché la gente si è stufata di bere produzioni industriali, per certi versi senza carattere e tutte uguali. Vogliono bere bene". Ma il fenomeno dei birrifici non va collegato al business: "Chi pensa di aprire un birrificio perché vuole fare soldi, si sbaglia di grosso - dice - La vita di un mastro birraio è molto sacrificata e attorno al magico mondo di malti e orzi non ci sono tanti soldi". 

Il birrificio di Jef lo scorso anno ha prodotto circa 150 mila litri di birra.

Per Federico Casarin, il fenomeno dei birrifici ad un certo punto si esaurirà: "Questo perché ci sarà una selezione naturale sulla qualità - dice - Chi produce una birra che magari piace, deve essere in grado di rifarla l'anno dopo e garantire una certa quantità di bottiglie. E non tutti sanno farlo. Sfido tutti a mantenere il gusto di una birra a distanza di 5 mesi". Il Birrificio del Doge, che si trova a Zero Branco in provincia di Treviso, lo scorso anno ha chiuso una produzione di 250 mila litri di birra: "Noi ci ispiriamo all'Austria - dice Federico - ma poi ci lasciamo travolgere dal momento, perché c'è una birra adatta ad ogni momento. In questo periodo stiamo sperimentando prodotti con fiori e spezie".

Elia, del birrificio Renton che si trova a Fano, dice la sua: "Oggi aprire un birrificio è davvero una scelta coraggiosa - dice - perché la qualità media delle produzioni è elevatissima. Non hai il tempo di affermarti pian piano sul mercato, ma devi essere pronto sotto tutti i punti di vista, da quello della produzione, passando dal marketing e fino alla comunicazione. E per farlo è chiaro che alle spalle devi avere un investitore". Lui ha iniziato la sua carriera dieci anni fa prima come consulente, poi come socio nel birrificio che produce una media di 120 mila litri di birra e che vende tra Italia, Svezia, Svizzera, Belgio e Olanda: "Il fatto che ci sia molta concorrenza mi piace ed è un bene - dice - Questo ti stimola a fare sempre meglio e presentare ai clienti dei prodotti di una qualità sempre superiore".

Testo e Fonte:  Cronache di Gusto








giovedì 14 giugno 2018

Frodi sul biologico



Inevitabile quando le vendite raggiungono certi livelli.




Frodi sul biologico, 
sequestrati dai Carabinieri 15 tonnellate di alimenti finti bio

Il falso biologico alimentare colpisce sei italiani su dieci che nell’ultimo anno hanno messo nel carrello della spesa prodotti bio che fanno registrare un aumento del 15% nelle vendite. 

E’ quanto afferma la Coldiretti in relazione alla maxi operazione dei reparti speciali dei carabinieri per la tutela agroalimentare sulla filiera del biologico in 45 aziende in tutta Italia con il sequestro di 15 tonnellate di alimenti finti bio. 
Le frodi sul bio minacciano il primato dell’Italia in Europa e il lavoro di oltre 72mila operatori con un mercato che supera i 2,5 miliardi di euro in valore. 
La crescita della domanda ha spinto l’aumento delle produzioni su 1.796.363 ettari tra bio ed in conversione, e tra le colture con maggiore incremento ci sono gli ortaggi (+48,9%), cereali (+32,6%), vite (+23,8%) e olivo (+23,7%) mentre a livello territoriale la maggiore estensione delle superfici è registrata in Sicilia con 363.639 ettari, cui seguono la Puglia con 255.831 ettari e la Calabria con 204.428 ettari. 

Per difendere i primati della produzione Made in Italy ed evitate che vengano spacciati per nazionali prodotti importati è necessario accelerare sul marchio nazionale per le produzioni biologiche italiane per consentire scelte di acquisto più consapevoli. In attesa che questo avvenga il consiglio della Coldiretti è quello di acquistare i prodotti biologici direttamente nelle aziende agricole e nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica che garantiscono l’origine nazionale degli alimenti in vendita.


Fonte eTesto: Cronache di Gusto




Pizzerie: la necessità di una grande carta vini! Basta con le birre in caraffa "sciacquabudella"



Spaziando dai grandi Champagne, spumanti, sparkling agli eccellenti vini di tutto il mondo. Non solo birra con la Pizza.

Basta con birre nelle "caraffe sciacquabudella"



Rock1978: L’importanza di una grande carta vini anche in Pizzeria

La pizzeria premiata con Uno Spicchio sulla Guida Pizzerie del Gambero Rosso, propone ai propri clienti una carta vini con 300 etichette, spaziando dallo champagne ai grandi vini italiani.


La pizzeria Rock 1978 di San Faustino di Bione in provincia di Brescia riesce a meravigliare i propri clienti con una carta ricca di etichette selezionate attentamente da Gianluca Zanoni, responsabile della carta vini della pizzeria. Gianluca infatti, sceglie personalmente i produttori e guida l’ospite nell’abbinamento con una consapevolezza tale da non deludere quasi mai.

“Un vino, per poter essere raccontato nel modo adeguato deve essere apprezzato da tutti e in primis dal ristoratore” questo è il mantra di Gianluca che, grande amante del vino, conosce tutte le 300 etichette presenti in carta: è sempre alla ricerca di novità muovendosi nelle più importanti fiere del settore per poter scegliere, in base ai suoi gusti personali, quali potrebbero inserirsi nella carta di Rock 1978.

Le bollicine ricoprono un ruolo molto importante da Rock 1978, con un focus principale sui Franciacorta presenti al suo interno. È possibile trovare inoltre molti vini stranieri, come diversi vini della Mosella, qualche Alsazia, BorgognaBordeaux e alcuni Champagne di prestigio. Tra i vini top in carta si possono incontrare, alcuni Riesling, ma soprattutto alcuni vini Pedro Ximenez, spagnoli, di cui Rock 1978 ha alcune etichette vintage, che vanno dai 50 ai 70 anni.

Una carta ricca e varia che viene completata dalla competenza e dalla professionalità di Gianluca che cerca sempre di comprendere la tipologia dell’ospite, le esigenze, le richieste e soprattutto quali vini potrebbe apprezzare di più.


Pizzeria Rock 1978
Via Ponti 1, San Faustino di Bione (BS)
Telefono: 0365 896612

 Fonte e Testo:Ufficio Stampa e Comunicazione Aromi Creativi





martedì 12 giugno 2018

IO CI CREDO!



Sapevate che…per ogni vino…serve un calice diverso?

In particolare per i vini da monovitigno?

Credete all’impatto ottico?

Sinceramente ci credete o pensate siano solo spot pubblicitari per vendere più bicchieri?

IO CI CREDO! Leggete qui sotto.



MAXIMILIAN J. RIEDEL A MILANO
HA PRESENTATO A STAMPA ED ESPERTI DI SETTORE LA NUOVA LINEA DI CALICI VARIETALI

A disposizione degli ospiti anche il Riedel Tasting Bar, banco di numerose degustazioni comparative di calici che ha messo alla prova vini e vitigni provenienti da Italia, Francia e Austria

Riedel, leader mondiale nella produzione di calici da degustazione e decanter in cristallo, giovedì scorso 7 giugno 2018 era a Milano, presso il Circolo Filologico Milanese (via Clerici 10), per presentare a stampa ed esperti di settore tutte le ultime novità del 2018, pensate sia per operatori e professionisti della ristorazione, sia per il consumatore finale. 

Non solo, Maximilian J. Riedel, undicesima generazione alla guida della casa austriaca, era dietro al banco del Riedel Tasting Bar - allestito per l’occasione – per far vivere l’esperienza unica dei calici funzionali e specifici per varietà e vitigno con il Riedel Tasting Bar.

Pinot Noir, Cabernet, Blaufrankisch, Riesling, Gruner Veltliner, Chardonnay e anche Champagne sono stati messi alla prova nei calici da vino numero uno al mondo.

 Protagonista indiscussa sarà la nuova linea Performance, l’ultima frontiera della degustazione. 

Adatti a ogni occasione, questi nuovi calici varietali sono i primi mai realizzati da Riedel ad avere il bevante caratterizzato da un leggero effetto ottico – messo a punto sfruttando le più moderne tecnologie – in grado di provocare un vero e proprio ‘impatto’ degustativo e sensoriale totalmente nuovo. 

Un risultato che Maximilian ama definire, con un gioco di parole, “impatto ottico”.

 Una ricerca approfondita condotta dalla famiglia Riedel – che aveva lo scopo di migliorare l’esperienza organolettica del vino – ha dimostrato come aumentando la superficie interna del calice si ottenga un impatto ancora migliore sulla percezione del bouquet del vino. 
Attraverso la creazione del sopraccitato ‘impatto ottico’, che non solo dona al prodotto finale un’estetica piacevole, ma incrementa l’area della parete interna, questi bicchieri permettono al vino di aprirsi pienamente e sprigionare ogni singolo aroma o sottile nuance.

Con sette forme realizzate a macchina per Chardonnay, Champagne, Pinot Noir, Cabernet Sauvignon, Syrah e Spirits (distillati) – leggere, resistenti e a prova di lavastoviglie, posizionate su raffinati steli e ampie basi – Performance è numerata da RP-1 a RP-7 in modo da abbinare facilmente ogni calice alla rispettiva varietà d’uva, assicurando sempre il miglior godimento possibile del vino.

Queste nuove forme, combinate all’impatto ottico, rappresentano il ‘non plus ultra’ della degustazione e collocano l’ultima arrivata tra le linee di stemware “must-have” di ogni appassionato.
Per maggiori informazioni sulle linee di calici e decanter Riedel consultare il sito www.riedel.com


Testo e Fonte:  Ufficio Stampa ZED_COMM Valentina Fraccascia







lunedì 11 giugno 2018

Anche quest'anno scelte azzeccate









UN SUCCESSO PER MAREMMACHEVINI


 LA GIOVANE DOC INCANTA E CRESCE, 
AMPLIANDO GLI ORIZZONTI DEL GUSTO E DELL’IMMAGINARIO CLASSICO TOSCANO


La terza edizione dell’evento dedicato alla DOC Maremma Toscana organizzato dal Consorzio Tutela Vini della MaremmaToscana ha registrato un aumento dei visitatori e un’ottima partecipazione da parte della stampa italiana e internazionale.

“Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto quest’anno nel cuore della città di Grosseto”, spiega Edoardo Donato Presidente del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, che continua “ è andata in scena la Maremma Toscana che incarna vino, storia, arte e cultura, e che si sta sempre di più imponendo come nuova promessa della nostra Regione dove si afferma come 4° vigneto. Le Aziende socie del Consorzio vengono sempre più spesso premiate e riconosciute come eccellenze, con un occhio di riguardo per la sostenibilità e l’innovazione, tra sperimentazione e rispetto di questo territorio unico che abbiamo il dovere di tutelare e di promuovere in tutto il mondo.”

L’appuntamento con Maremmachevini è stato anche l’occasione per fare un bilancio. L’annata 2017, che “sarà ricordata per la scarsa quantità di prodotto, fortunatamente compensata, almeno in parte, da una qualità delle uve sopra le aspettative” - come ha dichiarato Luca Pollini, Direttore del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana – ha fatto riscontrare dati produttivi - riferiti alle quantità di uve rivendicate e alla produzione potenziale di vino delle diverse varietà - che sono difficilmente comparabili con quelli dell’annata precedente

La Maremma è un territorio unico che possiede un incredibile patrimonio storico, culturale ed eno-gastronomico, per molti ancora poco conosciuto e Maremmacheviniè diventato ormai l’appuntamento annuale che consente al settore e ai wine lovers di conoscere le tante facce della Denominazione, dove se i rossi la fanno da padrone anche i bianchi iniziano a far sentire la propria voce. 

Il Vermentino, in particolare, la cui capacità produttiva è molto importante, superando i 700 ettari nel territorio, è la varietà di bianco della Doc più imbottigliata e più richiesta sul mercato. Senza dimenticare un’importante crescita dei Vini Rosati che in Maremma esprimono livelli qualitativi come in pochi altri territori italiani.

Oggi il Consorzio conta 304 aziende associate, di cui 220 viticoltori (per la maggior parte conferenti uve a cantine cooperative), 1 imbottigliatore e 83 aziende “verticali” - che vinificano le proprie uve e imbottigliano i propri vini - per un totale di 5,7 milioni di bottiglie prodotte all’anno. Il Consorzio opera nell’intera provincia di Grosseto, una vasta area nel sud della Toscana che si estende dalle pendici del Monte Amiata e raggiunge la costa maremmana e l’Argentario fino all’isola del Giglio. La DOC dispone di una zona di produzione di circa 8.750 ettari di vigneto, dei quali oltre 1.720 sono stati utilizzati per produrre i vini della Denominazione durante la vendemmia 2017.


Testo e Fonte: ZED_COMM. Simonetta Gerra




sabato 9 giugno 2018

A luglio in Ungheria


Iniziamo a pensarci



I TOUR di
Vino una Passione – Fratellanza Enoica
by l’Eretico del Vino
programmati nell’anno 2018

Ungheria
L’area vitivinicola dell’Ungheria è vasta. Le aree maggiormente conosciute dove si producono vini fin dal tempo degli antichi romani sono Il Lago Balaton, l’Eger e il Tokaj. Proprio in queste aree faremo le visite aziendali.

Lago Balaton
Dedicheremo il primo giorno visitando due aziende

Eger
Dedicheremo il secondo giorno al mattino

Tokaj
Dedicheremo il secondo giorno al pomeriggio

Partenza Domenica 22 Luglio e rientro Mercoledì 25 Luglio (tre notti).

Come sempre viaggio in MiniVan da 9 posti.
Costo del viaggio € 420,00 comprensivo di 3 pernottamenti in camera uso singolo, noleggio minivan, autostrade, trafori, carburante. Non sono compresi i pasti.
Cominciamo a contarci, senza impegno ne versamento di acconti. Ne riparleremo nei primi giorni di luglio con le conferme.
Seguiranno nuove info.

Ricordato più per essere il compagno di Asia Argento.


"Bourdain chi?" 
Il compagno di Asia Argento. 
"Ah!". faceva lo chef?




Mondo del food sotto shock: 
si è tolto la vita lo chef Anthony Bourdain

Shock nel mondo del food mondiale: si è suicidato il noto chef Anthony Bourdain. 

Lo ha reso noto la Cnn, per cui lavorava. Il cuoco giramondo, noto anche come i suoi fortunati programmi televisivi, aveva 61 anni. 

 "È con enorme tristezza che confermiamo la morte del nostro amico e collega Anthony Bourdain", ha affermato la catena televisiva in un comunicato. 
Bourdain era in Francia per un nuovo episodio di Parts Unknown, trasmissione tv sulle cucine e i ristoranti del mondo (in onda anche in Italia con il titolo di Cucine segrete). 

A trovarlo morto nella sua camera d'albergo questa mattina è stato il suo amico Eric Ripert, uno chef francese. 
"Il suo amore per le grandi avventure, nuovi amici buon cibo e vino e le straordinarie storie del mondo lo hanno reso un narratore unico, i suoi talenti non hanno mai smesso di stupirci e ci mancherà moltissimo. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con la figlia e la famiglia in questo momento incredibilmente difficile", conclude la nota di Cnn.

Fonte e Testo: Cronache di Gusto