giovedì 27 settembre 2018

Perlage a go go garantito nella Champagne






Terminata la vendemmia (fuori norma) in Champagne: 
da tempo non c'erano questi numeri

Soddisfatti i vigneron che potranno anche ripristinare  la riserva interprofessionale (che consiste nel mettere da parte i vini nelle annate favorevoli), che consentirà di poter affrontare gli eventuali imprevisti climatici nei prossimi anni. Raggiunta ovunque la quota di 10.800 chili per ettaro di uve

Precocità, qualità, quantità: la vendemmia che termina in Champagne è decisamente fuori dalla norma.

La notizia è stata diffusa dal Comité Champagne che ha sede a Epernay e riunisce tutti i viticoltori e tutte le Maison di Champagne. L’organizzazione interprofessionale rappresenta uno strumento di sviluppo economico, tecnico e ambientale. Il Comité Champagne mette le due professioni in relazione tra loro e conduce una politica di qualità costante e di valorizzazione del patrimonio comune della denominazione.

Iniziata il 20 agosto nelle zone più precoci, la vendemmia 2018 è stata la quinta ad effettuarsi in agosto negli ultimi 15 anni. 
Dopo un inverno particolarmente piovoso, da aprile in Champagne ha fatto registrare un soleggiamento e temperature ampiamente superiori della media decennale. 
Grazie a questo clima eccezionale, il vigneto è evoluto rapidamente; la fioritura e la successiva maturazione hanno beneficiato di condizioni ideali e, al momento della vendemmia, i grappoli erano numerosi, con un perfetto stato sanitario e una ricchezza aromatica e di zuccheri ben al di sopra della media. 
La raccolta, obbligatoriamente manuale, si è fatta senza fretta e in un clima estivo, anche se le temperature del mattino sono state a volte piuttosto basse (0°C a Reims il 26 agosto). 
La resa commerciabile di 10.800 chili per ettaro sarà raggiunta in tutte le aree. Inoltre, questa magnifica raccolta permetterà a vigneron e maison di ricostituire la riserva interprofessionale (che consiste nel mettere da parte i vini nelle annate favorevoli), che consentirà di poter affrontare gli eventuali imprevisti climatici nei prossimi anni. 
La qualità dei mosti è di buon auspicio per le future cuvée. Le degustazioni del prossimo inverno e primavera confermeranno le speranze di un millesimo eccezionale.

Fonte: Cronache di Gusto


martedì 25 settembre 2018

Il Risveglio dei Vulcani




Il Risveglio dei Vulcani



Volcanic Wines, una società si occuperà di definire con precisione i territori dei vini vulcanici

Ultimamente l'Associazione Volcanic Wine ha tenuto due importanti degustazioni che hanno permesso ai nuovi presidenti delle denominazioni coinvolte di potersi conoscere, parlare e tracciare quelli che saranno i prossimi passi. 

Napoli e Milo sono infatti serviti da trampolino di lancio per la nuova fase dell’associazione Volcanic Wines, nata 10 anni fa per riunire tutte le Doc vinicole italiane che sorgono su matrice vulcanica. 

Tanti gli obiettivi condivisi, a partire dalla definizione di quali siano le zone vulcaniche italiane e per fare questo si guarda con attenzione verso il prossimo congresso della Società Geologica Italiana il cui presidente, Sandro Conticelli che ha seguito sin dall’inizio i primi passi dell’associazione, proporrà un documento dettagliato sul rapporto tra geologia e vino, con una particolare attenzione a quello proveniente da territorio vulcanico e relative mappe. 

Verrà quindi demandata a un ente indipendente la definizione dei confini vulcanici di ogni singolo territorio ed è da questa base che verrà rilasciato il logo Volcanic Wines, che si potrà apporre su quelle bottiglie ove il suolo da cui deriva il vino sia prettamente di origine vulcanica.

Si continua nel frattempo a rafforzare la promozione congiunta attraverso degustazioni e altri eventi come  il Merano Wine Festival, con una memorabile degustazione durante i giorni della kermesse altoatesina. 

"Questi incontri - dice Sandro Gini, presidente del Consorzio del Soave che detiene il marchio Volcanic Wines - ci hanno permesso di confrontarci su temi e problemi comuni. Non ci unisce solo il suolo, ma anche la fatica di lavorare spesso in condizioni estreme". 

"Durante i giorni di manifestazione abbiamo rinsaldato il legame tra i nostri territori per renderli più forti – ribadisce Antonio Benanti, presidente della Doc Etna - I vini dei vulcani riescono ancora a risultare evocativi e attrattivi; ci sono tutte le possibilità per costruire qualcosa di importante per il futuro".

Fonte: Cronache di Gusto






Rispondo solo adesso dopo aver dato possibilità ad altri di intervenire.
Grazie a tutti coloro che hanno espresso la loro opinione in maniera educata, garbata così come si conviene tra persone rispettose dell’altrui posizione.  Ed è anche per questo che rispondo. Là dove vedo accendersi polemiche,  pensando di essere i depositari della verità,  lascio loro campo e come si suol dire “mi ritiro nelle mie stanze”.
In questo caso servono alcune precisazioni a conferma della mia posizione sull’accaduto.
Nessun equivoco interpretativo su quanto riportato nel comunicato-stampa del Consorzio Chianti. Seguendo il mondo del vino cinese dal 2002, anno della presentazione dei prodotti della provincia di Ningxia (Mongolia Interna) a Losanna, in Svizzera, giorno dopo giorno ho assistito all’evolvere di questo fenomeno che ha raggiunto in termini di quantità produzioni che lo collocano al 6° posto mondiale. E anno dopo anno ho assistito a tutti quei processi di studio che hanno portato i giovani cinesi a frequentare sempre più numerosi le Università francesi in virtù anche di protocolli firmati ovvero  joint venture (associazione temporanea di imprese) sempre più numerose. Come tutti sappiamo la Joint Venture è un contratto con cui” due o più imprese si accordano per collaborare al fine del raggiungimento di un determinato scopo o all'esecuzione di un progetto”. Lo ricordo in modo particolare per quella firmata con il Gruppo LVMH per la produzione in Cina dello spumante Chandon, ultimo accordo del grande gruppo francese a coronamento delle produzioni iniziate con gli Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia. Se poi aggiungiamo i traguardi raggiunti nella qualità (Red Camel insegna) chiudiamo il cerchio che ogni giorno si ingrandisce. Basta chiederlo ai Cileni, i primi a soffrire in quell’area del mondo della presenza agguerrita dei cinesi.
Caterina ricorda le sette province vitivinicole attualmente a regime di produzione con numeri da capogiro. Il loro progetto a lungo termine iniziato alla fine della prima decade degli anni duemila era il raggiungimento del 15% della popolazione. Ricordo che sono oltre 2 miliardi ergo 300.000 milioni di potenziali clienti. Si capisce la Joint Venture del gruppo LVMH.
Ne conviene che un po’ di scetticismo su certe operazioni (Academy e Marchio)) non sia da attribuire ad un fraintendimento.
Non sarebbe la prima volta, dopo le varie Academy (strade già percorse da altri) si abbia in Cina, prodotto da chi sa chi, un vino con tanto di marchio cinese simile a quello registrato e con sotto ben evidenziato Red Wine Shiandi.
Direte: ma questa sarebbe frode!. Sì è vero. Andatelo a dire ai cinesi.
Grazie per il confronto.

Cosa si fa per vendere una bottiglia di vino.




Se per caso andate in Cina e viene voglia di bere un Chianti ordinate  un Shiandi e vi porteranno un fiaschetto con gli occhi a mandorla. Chapeau!!!

Shiandi


Chianti diventa “Shiandi”, registrato il marchio in caratteri cinesi
Risultato ottenuto dopo una lunga trafila burocratica. Il presidente Busi: “Un passo importantissimo per radicare la nostra presenza sul mercato”

Firenze, 25 settembre - Il Chianti parla e scrive cinese. Dopo una lunghissima trafila burocratica, il marchio vino Chianti docg è stato registrato in caratteri cinesi e verrà utilizzato per le etichette esportate in Oriente. La traslitterazione ha una fonetica molto simile all’originale: si pronuncia “Shiandi”

Un risultato importante ottenuto dopo un lungo lavoro sul posto e dopo una difficile fase istruttoria legata alla particolare complessità amministrativa delle istituzioni cinesi.

Il marchio, nella sua traduzione, ha un significato molto positivo, soprattutto per le sensazioni che riesce a evocare: il primo carattere è utilizzato per indicare una attività a favore di terzi, il secondo è la pace e il terzo carattere è quello utilizzato per indicare le radici di un fiore.

“E’ un passo epocale per il marchio - commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi - che sancisce il radicamento nel mercato cinese. Grazie ad un inteso lavoro di promozione, il vino Chianti docg  è amato e da oggi sarà ancora più apprezzato in un paese che conta 1,3 miliardi di persone, con un mercato dalle potenzialità enormi. Con questa registrazione abbiamo realizzato uno step importante  del nostro progetto a lungo termine  di internazionalizzazione a favore delle imprese toscane. Le aziende associate interessate all’utilizzo sulle proprie etichette ne potranno fare richiesta direttamente al Consorzio Vino Chianti docg”

Dopo questa notizia mi sento sempre più ERETICO del VINO!


Clara D'Acunto Ufficio Stampa Consorzio Chianti.




domenica 23 settembre 2018

W l'Unità d'Italia



Questa è l’ultima. Da leggere per capire.





DA “TERRANOBILE MONTEPULCIANO” A “VIGNAIOLI MONTEPULCIANO 
#quelliveriditoscana” per amore della propria terra

Il gruppo di 10 produttori di Montepulciano che ormai da parecchio tempo lavorano insieme per avere uno stile produttivo più caratterizzante della realtà del bellissimo e variegato terroir di questa Denominazione, ha preso un’importante decisione finalizzata esclusivamente al voler continuare nel lavoro tecnico produttivo senza inutili contrasti creati da chi, invece di vedere la sostanza del problema si ferma alla forma. 

Di comune accordo hanno quindi deciso di cambiare il nome dell’Associazione come richiesto dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano che ha loro intimato di non utilizzare la parola “nobile”

Il nome quindi, da Terranobile Montepulciano” diventa “Vignaioli Montepulciano - #quelliveriditoscana” anche per mettere in evidenza la propria identità territoriale, visti i recenti gravi problemi e dissidi che la Denominazione ha avuto con i cugini abruzzesi, e che nel finale dello scorso Giugno stabilisce la superiore importanza del nome del vitigno rispetto al nome del territorio. 
(Se non ricordo male per il Tokaji friulano non è stata applicata una norma europea “al contrario”?)

Il contenuto del Manifesto dell’Associazione:

    Una Denominazione si afferma se i produttori lavorano insieme condividendo un obiettivo
    E’ insieme che si scopre e valorizza il potenziale di un territorio
    E’ essenziale che l’obiettivo sia condiviso dalle Istituzioni del territorio
    Il terroir è il filo conduttore che accomuna tutti i vini
    La cura dei vigneti è base fondamentale per sfruttare al meglio il potenziale del terroir

    W l’Unità d’Italia.





mercoledì 19 settembre 2018

Presto il Chianti con gli occhi a mandorla.







Tutto è cominciato così. La scelta dei territori, gli studi dei terreni, i primi tentativi, l’interscambio di tecnologie e tecnici. I migliori enologi ad insegnare. Poi l’invio di delegazioni in occidente e studenti ad approfondire la materia. Oggi chiedono come fare il Chianti, domani chissà. Una cosa è certa: La Cina è già la sesta potenza vitivinicola mondiale con produzioni di alta qualità. SVEGLIA!!! (Urano Cupisti)

Scuola del Chianti in Cina
È una mossa giusta?

L'iniziativa del Consorzio Vino Chianti: “Insieme all'export aumenta l'interesse per il prodotto delle nostre aziende, un interesse che dobbiamo coltivare".

Vino: Nasce la prima  il corso per d'Chianti Academy', in Cina: il corso per diventere esperti in vino Chianti

Firenze, 18 settembre 2018 – A lezione di vino Chianti, in Cina. È nata la prima Chianti Academy dedicata a professionisti del settore del vino che impareranno la storia e la cultura del vino toscano come prima cosa, studieranno la catena di produzione e le politiche di tutela del prodotto, degusteranno i vini di 30 diverse etichette, analizzeranno gli abbinamenti con il cibo.
La Chianti Academy fa il suo esordio a Shenzhen con le prime sessioni didattiche del 20 e 21 settembre per poi trasferirsi a Guangzhou, proseguire per Shanghai e concludersi a Beijing il 29 e 30 settembre.

La Formazione: Per ottenere la qualifica di Chianti Wine Expert rilasciata dal Consorzio Vino Chianti e quindi conseguire l’attestato della prima Accademia ufficiale del vino Chianti d.o.c.g. è previsto che il candidato frequenti quattro diversi moduli di lezione e superi un esame finale.

Gli studenti iscritti al momento sono 80 in ognuna delle quattro città coinvolte e i corsi sono organizzati col supporto dell’organizzazione di Interwine di Guangzhou, tra i leader del mercato fieristico cinese e da qualche anno partner del Consorzio nelle attività di promozione in Cina.

Cosa si studia quindi alla Chianti Accademy? Si parte dalla storia del vino Chianti, a cominciare dagli Etruschi. Si analizza la catena di produzione della denominazione, la cultura toscana legata al vino, la tutela del prodotto, il disciplinare di produzione, passando per un assaggio intensivo di circa 30 diverse etichette assortite dal Consorzio tra tutte le tipologie di prodotto esistenti e rappresentative.
Ma gli studenti dell'Accademia del vino Chianti avranno modo di trattare anche temi molto attuali, come gli abbinamenti con il cibo, il consumo tra i giovani, la comunicazione e il marketing del prodotto.

“La Cina è uno dei mercati esteri più interessanti per il vino italiano, - spiega il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi - negli ultimi anni insieme alla crescita dell'export è aumentata anche l'attenzione per la formazione e per una migliore conoscenza del prodotto Chianti, un simbolo della cultura toscana e un simbolo dell'eccellenza italiana nel mondo. Da qui nasce l'idea dell'Accademia, un passo importante per consolidare la presenza dei prodotti delle nostre aziende in un Paese che conta 1,3 miliardi di persone”.

Secondo i dati Nomisma si parla di una crescita del 3,3 per cento rispetto allo scorso anno dell'export del vino italiano. L’export di rossi Dop imbottigliati è stato meno performante, con una variazione di appena l’1%, mentre nella categoria hanno fatto meglio i rossi Dop della Toscana che hanno messo a segno un +11,3%, recuperando così parte del calo che si era verificato nell’export dell’anno scorso.

Mi chiedo: Quando uscirà la prima bottiglia di Chianti made in China? Presto, molto presto. Chapeau! (Urano Cupisti)


Fonte e testo: Lisa Baracchi  ufficiostampa@gallitorrini.com
 

mercoledì 12 settembre 2018

Finalmente una buona notizia!



Terminata la vendemmia (fuori norma) in Champagne: da tempo non c'erano questi numeri




La notizia è stata diffusa dal Comité Champagne che ha sede a Epernay e riunisce tutti i viticoltori e tutte le Maison di Champagne

Soddisfatti i vigneron che potranno anche ripristinare  la riserva interprofessionale (che consiste nel mettere da parte i vini nelle annate favorevoli), che consentirà di poter affrontare gli eventuali imprevisti climatici nei prossimi anni. 
Raggiunta ovunque la quota di 10.800 chili per ettaro di uve
Precocità, qualità, quantità: la vendemmia che termina in Champagne è decisamente fuori dalla norma.
Iniziata il 20 agosto nelle zone più precoci, la vendemmia 2018 è stata la quinta ad effettuarsi in agosto negli ultimi 15 anni. 
Dopo un inverno particolarmente piovoso, da aprile in Champagne ha fatto registrare un soleggiamento e temperature ampiamente superiori della media decennale. 
Grazie a questo clima eccezionale, il vigneto è evoluto rapidamente; la fioritura e la successiva maturazione hanno beneficiato di condizioni ideali e, al momento della vendemmia, i grappoli erano numerosi, con un perfetto stato sanitario e una ricchezza aromatica e di zuccheri ben al di sopra della media. 
La raccolta, obbligatoriamente manuale, si è fatta senza fretta e in un clima estivo, anche se le temperature del mattino sono state a volte piuttosto basse (0°C a Reims il 26 agosto). La resa commerciabile di 10.800 chili per ettaro sarà raggiunta in tutte le aree. 
Inoltre, questa magnifica raccolta permetterà a vigneron e maison di ricostituire la riserva interprofessionale (che consiste nel mettere da parte i vini nelle annate favorevoli), che consentirà di poter affrontare gli eventuali imprevisti climatici nei prossimi anni. 
La qualità dei mosti è di buon auspicio per le future cuvée. Le degustazioni del prossimo inverno e primavera confermeranno le speranze di un millesimo eccezionale.

Fonte: Cronache di Gusto